foto-adolescente-difficile

Come dialogare con un figlio adolescente

Come posso comunicare con mio figlio adolescente?

Come posso sostenere mio figlio in piena crisi adolescenziale?

Come dialogare e rapportarmi con lui?

 

Con queste e con tante altre domande simili ogni genitore, prima o poi, si deve rapportare.

Le risposte non sono facili, ogni figlio è diverso ma per tutti noi genitori la difficoltà prrincipale è data dalla comunicazione: abbiamo davanti un nuovo personaggio, il nostro bambino sta cambiando, fatichiamo a riconoscerlo e lui stesso non si riconosce.

Anche io mi sono posta numerose domande ed ho trovato utili suggerimenti nel testo “Parla con me” di Claudio Cecchi. Il libro è semplice e molto immediato e offre suggerimenti molto pratici.

Dopo averlo letto, ho contattato l’autore e gli ho chiesto di raccontarci come è nato “Parla con me”.

Scrive il dott. C. Cecchi per Maestraemamma:

 

Il libro “Parla con me” è nato in relazione all’osservazione clinica, nonché sociale, di molti genitori in difficoltà nell’instaurare un sano dialogo coi propri figli.

Nell’epoca della grande comunicazione e dell’innovazione tecnologica, in cui siamo sempre più abili nello scambio di informazioni, ci sentiamo spesso incapaci di dialogare costruttivamente con i ragazzi. Ci sforziamo di parlare il loro linguaggio, di usare i loro strumenti, di calarci nelle loro realtà, ma spesso non riusciamo a raggiungere i risultati sperati. Musi lunghi, sguardi persi nel vuoto, comunicazioni interrotte bruscamente, ecc., sono ormai all’ordine del giorno.

No, non mi riferisco solamente alle urla, alle punizioni, alle minacce o addirittura alle aggressioni; molte famiglie vivono tutt’oggi di silenzi, di incomprensioni, di omertà, così come di allarmismi e facili tensioni.

Imparare a comunicare non significa solamente riuscire ad evitare fraintendimenti, quanto soprattutto entrare in sintonia, avere un confronto costruttivo per poter giungere insieme ad una conoscenza nuova. Ormai, sempre più spesso, le nostre comunicazioni sono caratterizzate da una scarsissima capacità di ascolto reciproco. Attendiamo la fine del nostro interlocutore (e neanche sempre) per controbattere… Il nostro ascolto è soprattutto finalizzato a capire come poter rispondere, prima ancora che a comprendere un punto di vista diverso dal nostro.

All’interno del testo presentato si parla soprattutto del potere della comunicazione genitoriale sulle emozioni dei figli. Forse ci sembrerà banale, forse è davvero così sottovalutato da far cadere alcune considerazioni fondamentali nel dimenticatoio, ma la nostra modalità comunicativa influisce significativamente sulla serenità emotiva dei nostri ragazzi. Sappiamo bene che essi possono esser paragonati a delle spugne, soprattutto in alcune fasi dello sviluppo, e come siano perfettamente in grado di assorbire i nostri nervosismi, le nostre arrabbiature, i nostri malumori, così come i nostri entusiasmi… Allora cosa fare?

Nessuno, me compreso, ha mai pensato a questo libro come una sorta di “manuale per il perfetto genitore”. Ciò che abbiamo ritenuto importante è evidenziare come sia possibile fare dei piccolissimi accorgimenti, quelle che noi abbiamo chiamato “psicosoluzioni”, al nostro comunicare per ottenere esiti differenti.

Se, come ha evidenziato Paul Watzlawick, l’aspetto di relazione qualifica ogni contenuto dei nostri messaggi, capite bene l’importanza di comunicare bene all’interno della relazione genitore-figlio! L’idea che noi abbiamo di loro, come ce li configuriamo nella nostra mente influisce significativamente sul tipo di relazione che instauriamo con loro. Da tale credenza noi comunichiamo spesso come li vediamo, se ciò che stanno facendo è per noi giusto o no, ecc… E’ come se dietro ad ogni nostro messaggio risuonasse un assioma a loro diretto: “Io ti vedo così”.

Le famiglie di oggi, sempre più preoccupate da un Mondo minaccioso, dalla crisi economica e sociale che continua ad investire queste generazioni, ha cercato e sta cercando di proteggere in tutto e per tutto i propri figli, nella speranza di spianar loro la strada quanto più possibile. La comunicazione all’interno della famiglia è spesso caratterizzata da molte raccomandazioni preventive, quali: “Stai attento a…”, “Non parlare con gli sconosciuti”, “Fai uno squillo quando arrivi”, ecc…

Quali sono le conseguenze emotive di queste modalità comunicative? Quale realtà percepisce e vive nostro figlio?

Ansia, senso di colpa, rabbia e frustrazione: aree che ci riguardano da vicino che abbiamo deciso di trattare in una dinamica comunicativa, ponendo attenzione non tanto a ciò che non va, quanto piuttosto a quelle che possono piccole soluzioni a conflitti quotidiani, così come alla nostra incapacità di stabilire un dialogo efficace.

Molti genitori mi chiedono spesso: Dove sbaglio? Perché mio figlio si comporta così? Perché è sempre arrabbiato? Come mai si preoccupa spesso?

Da Febbraio 2016 la risposta a queste domande ha trovato forma in un piccolo librettino che ha dato le giuste attenzioni ad un argomento forse sottovalutato, ma a cui facciamo ricorso ogni giorno: il nostro linguaggio.

 

 

Il testo è acquistabile su Amazon:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *