Gli elementi per realizzare una buona integrazione scolastica di un bambino in situazione di disabilità

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso delle direttive che cercano di essere il più possibile rispettose della dignità dell’individuo e al tempo stesso rigorose nel fornire criteri condivisi per la loro identificazione.

Il termine handicap, sostituito col decorso storico dal termine disabilità, indica la situazione di svantaggio sociale che dipende dalla disabilità o menomazione e dal contesto sociale di riferimento in cui una persona vive.

Pertanto, occorre considerare la disabilità dal punto di vista oggettivo e/o soggettivo dell’individuo. In particolar modo nel caso di un bambino disabile occorre considerare anche l’ambiente educativo scolastico, ludico-pedagogico, e in particolari situazioni terapico-riabilitativo.

Le caratteristiche spaziali pertanto, devono tener conto dell’esigenza di una socializzazione pregressa. Vi saranno perciò spazi per grandi gruppi, spazi ristretti e spazi intimi. Quelli destinati ai piccoli gruppi accoglieranno al massimo 10-15 persone e dovranno infondere una sensazione di sicurezza (forme circolari).

Richiedono inoltre una buona insonorizzazione acustica e un’illuminazione a intensità variabile, in funzione delle necessità: forte illuminazione per le attività manuali, più ridotta per le attività orali.

Emergono, purtroppo, in gran numero, disabilità visiva, acustica, mentale e motoria. Le variabilità purtroppo sono molteplici quanto le esigenze di ciascuna di esse. Ad esempio in situazione di ipovisione, il soggetto avrebbe bisogno di contesti fonici che gli assicurino un riferimento spaziale non correlato all’identificazione delle attività. Possono essere utili pavimenti sonori, non fonoassorbenti poiché avvertono su chi si avvicina. Nel caso invece di ipoacusia, il soggetto avrebbe bisogno di locali isolati e corretti acusticamente, in modo da ridurre i rumori di fondo estranei.

Nel caso di disabilità motoria, il filo conduttore è determinato dalle scale di altezza: adattare gli ambienti (bagni e mense scolastiche secondo il tipo di disabilità).

Infine, ma non per importanza, la disabilità mentale che richiede la collaborazione massima di una equipe medico psico pedagogica. Fortunatamente dal punto di vista educativo, la valutazione della disabilità ha assunto una grande importanza poiché ad ogni bambino, viene associato un Insegnante di Sostegno con un numero variabile di ore.

L’Insegnante di Sostegno come previsto dalla Legge 107, è un docente specializzato nella didattica speciale per l’integrazione scolastica. L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, costituisce un punto di forza della scuola italiana, che vuole essere una comunità accogliente nella quale tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, possano realizzare esperienze di crescita individuale e sociale. La piena inclusione degli alunni con disabilità, è un obiettivo che la scuola persegue attraverso una intensa e articolata progettualità, valorizzando la professionalità interna e le risorse offerte dal territorio. Il Miur mette in atto varie misure di accompagnamento per favorire l’integrazione scolastica: docenti di sostegno, finanziamenti di progetti, attività per l’integrazione, iniziative di formazione del personale di docenza per il sostegno e curriculare nonché personale amministrativo, tecnico ed ausiliare. Organo consultivo e propositivo a livello Nazionale, in materia di integrazione scolastica, è l’Osservatorio per l’integrazione delle persone con disabilità.

La corretta integrazione dei bambini con disabilità all’interno di un ambiente educativo, non si limita alle sole barriere architettoniche, ma investe prioritariamente i contenuti educativi della scuola e, di riflesso, la strutturazione funzionale degli spazi e degli arredi. Perciò un edificio che stimoli e favorisca la socializzazione, gli scambi tra bambini e adulti, la partecipazione e la responsabilizzazione in tutti i momenti dell’attività educativa, è indubbiamente un edificio che accoglie il bambino affetto da disabilità in miglior modo di una struttura tradizionale, in cui ogni aula è nata per restare chiusa ed isolata.

Oggi, tuttavia, non solo il problema del rinnovamento della scuola nei suoi diversi aspetti è lontano dall’essere risolto, ma ci si imbatte anche negli ostacoli fisici di ogni genere che aggravano i problemi di inserimento. La normativa che disciplina l’accessibilità e l’abbattimento delle barriere architettoniche è la Legge 13/89, che stabilisce i termini e le modalità in cui deve essere garantita l’accessibilità ai vari ambienti, con particolare attenzione ai luoghi pubblici. Nello specifico la Legge 104/92 (art.12) stabilisce che tutti gli alunni in situazione di disabilità, anche grave, hanno diritto a frequentare le classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado ed assicurare loro un PEI Profilo Dinamico Funzionale definito da: insegnanti curricolari e di sostegno, Operatori dell’Azienda Sanitaria e la collaborazione dei genitori. Il contesto Italiano è stato definito tramite la Legge 577/77 precursore a livello Internazionale della full inclusion dalla scuola di tutti alla scuola per tutti. Scelta coraggiosa ma che ha condotto la realtà scolastica italiana ad elaborare ed approfondire le dinamiche educative approvate sino ad allora e quindi da quel momento in poi rivisitate in ottica differente.

La valenza pedagogica investita nell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, è il risultato di un lungo processo irreversibile; il Diritto Costituzionale allo Studio garantisce l’educazione scolastica a tutti e come tale la Scuola è aperta a tutti e tutti ne hanno pari dignità sociale.

Bibliografia:

-Handicap e scuola manuale per l’integrazione scolastica, Andrea Canevaro, La Nuova Italia

Scientifica;

-Psicologia dell’educazione, Clotilde Pontecorvo;

-Le difficoltà di apprendimento a scuola, Cesare Cornoldi, Il Mulino

-http://www.giuntiscuola.it

Dott.ssa Logopedista Pedagogista PARADISO Chiara

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