Le prime parole e i primi passi del bambino

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Lo sviluppo cognitivo e motorio non ha tempi precisi: ogni bimbo ha il suo “orologio” e deve essere lasciato libero di crescere senza forzature

Guardare il proprio bambino muovere i primi passi e pronunciare le prime parole è un’emozione indimenticabile.

Per il bambino è un periodo di crescita che include momenti di gioia, attesa ma anche delusione.

Stare in piedi , muovere i primi passi e mantenersi in equilibrio sono abilità non facili da padroneggiare perché richiedono molto coordinamento. Ogni passo nuovo diventa una conquista che avvia il percorso di sviluppo del vostro bambino.

Esistono regole precise?

No, non ci sono regole né tempi precisi: ogni bambino ha i propri.

Quando un bimbo riesce a camminare per la prima volta da solo compie letteralmente un “passo da gigante” e da bebè diventa bambino che cammina.

In genere il bambino se ne rallegra tanto quanto i suoi genitori, i quali devono tenere sempre d’occhio il loro piccolo: in questi mesi farà enormi progressi.

“Gattonare”: non è da tutti

Andando a carponi, il bambino riesce a spostarsi da solo, ma questo, presto, non gli basterà più: vorrà alzarsi in piedi e camminare.

Ogni bambino è mosso da un’irrefrenabile curiosità per il mondo che lo circonda. Tra i sette e i dieci mesi comincia a strisciare sulla pancia per spostare il busto in avanti, dapprima facendo leva solo sulle braccia, poi anche sulle gambe.

Velocemente impara a tenersi in equilibrio su mani e ginocchia trovando ben presto il sistema per muoversi anche in questa posizione.

Gattonando i muscoli si irrobustiscono sufficientemente per permettere al piccolo di imparare a camminare.

Nel gattonare il bambino coordina i due emisferi cerebrali rispettando senza difficoltà lo schema incrociato: quando avanza con la mano destra, porta avanti il ginocchio sinistro e viceversa.

Per il bambino riuscire a spostarsi in questo modo rappresenta un grande passo avanti verso la conquista della sua autonomia.

Ma non tutti i bambini gattonano!

Alcuni saltano questa tappa fino ad alzarsi subito su due gambe.

E le prime parole del bambino?

Anche queste seguono un processo individuale. Ogni genitore attende il momento di sentire le prime parole.

E’ importante ricordare che il linguaggio comincia molto prima della produzione delle singole parole attraverso la produzione di suoni e di gesti legati alla comunicazione non verbale.

Fin dal primo mese il fanciullo comincia a produrre suoni vegetativi come vagiti, pianti, ruttini ecc …

 


Tra i 2 e i 6 mesi cominciano le prime vocalizzazioni che permettono di instaurare i turni di conversazione con i genitori.

Tra i 6 e i 7 mesi comincia la fase della lallazione nella quale il bambino produce sequenze consonante-vocale con le stesse caratteristiche delle sillabe, spesso ripetute duo o pi§ volte.

Successivamente, tra i 10 e i 12 mesi, il bambino passa alla lallazione variata combinando sequenze consonante-vocale raggiungendo suoni simili a parole.

Generalmente intorno all’anno il bambino produce le prime parole che vengono usate in contesti specifici e referenziati, indicando oggetti e persone presenti e ben conosciute.

Tra i 12 mesi e i 16 mesi l’ampiezza del vocabolario dovrebbe aumentare fino ad arrivare a circa 50 parole, successivamente intorno ai 18-24 mesi il vocabolario aumenta in maniera esponenziale per arrivare a circa 300 parole.

Questo fenomeno viene generalmente indicato come “l’esplosione del vocabolario”. Inoltre man mano che il vocabolario si amplia cominciano le combinazioni di più parole e si comincia a differenziare il vocabolario secondo diverse classi grammaticali.

Alle volte però le prime parole tardano ad arrivare, passano i mesi e i genitori iniziano  chiedersi se è normale o se è il caso di rivolgersi ad uno specialista.

Ricordiamo: ogni bambino è diverso, non esistono regole specifiche applicabili a tutti indistintamente.

RITARDO DEL LINGUAGGIO: 9 CONSIGLI UTILI

LINGUAGGIO e APPRENDIMENTO Quale relazione?

La proprietà di linguaggio di un bambino dipende comunque dal contesto familiare, dal modo in cui i genitori si relazionano con lui, da quanto e come gli parlano. Storpiare le parole con abbreviazioni e “mangiare qualche lettera” non aiuta il piccolo ad imparare a parlare in modo corretto. E’ meglio che pronunci bene poche parole piuttosto che ne impari molte scorrette, nel modo sbagliato.

 

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