Voglio essere il numero 2. Perché partecipare è meglio che vincere a tutti i costi.

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Spesso i genitori sono ossessionati dall’idea che i propri figli sappiano moltissime cose. Investono soldi ed energie in corsi, esperienze e impegni perché siano sempre “al top”. Così tutto rischia di diventare corsa, agonismo, competizione. Ma è davvero questo che i genitori vogliono per i propri figli? La storia di Caterina e Viola aiuta grandi e piccini a riscoprire che partecipare è meglio che vincere a tutti i costi, perché tra questi costi ci sono la serenità, gli affetti e la felicità.

Il libro presenta anche un’appendice con utili consigli per mamma e papà e un CD audio con canzoni.

 

Alberto Pellai
Voglio essere il numero 2
Perché partecipare è meglio che vincere a tutti i costi

 

Alberto Pellai, Medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, si occupa di prevenzione in età evolutiva. Conduce corsi di formazione per genitori e docenti, e nel 2004 ha ricevuto dal Ministero della Salute la medaglia d’argento al merito della sanità pubblica. È autore di molti volumi, tra cui alcune favole per bambini.


 

Scheda libro
Copertina in alta risoluzione

 

Caterina ha nove anni, ama fare le torte insieme alla nonna e suonare la chitarra. Ha una sorella maggiore, Viola, che fa sempre tutto alla perfezione e non sbaglia mai. La loro mamma la adora e dice che Viola è la numero uno, non solo perché è nata per prima ma anche perché arriva sempre per prima. Caterina si sente strana. Ma un bel giorno nonna Isotta ha un’idea fantastica, che aiuterà le due bambine a riscoprire l’importanza di valori diversi da quello della competizione, affrontando la vita con più serenità e meno stress.

Questa storia, firmata da Alberto Pellai, per la collana di narrativa psicologicamente orientata “Parlami del cuore”, ci aiuta a riflettere su una tendenza che caratterizza molti genitori in questi ultimi anni: il pensiero, quasi ossessivo, di crescere dei figli perfetti, che riescano sempre in tutto, e meglio degli altri.

Nel racconto, la mamma di Caterina e Viola ha uno stile genitoriale agonistico e trasforma tutto in performance e competizione. Per lei, tutto quello che conta è il “sapere” e il “saper fare”. Questo, da una parte, spinge la figlia maggiore, Viola, a cercare di essere sempre la numero uno in tutto quello che fa, dalla danza classica al violoncello al corso di inglese. Dall’altra, fa sentire inadeguata Caterina, alla quale sembra di non farne mai una giusta, anche quando in realtà non sbaglia quasi nulla (come quando prende dieci meno nel compito in classe di italiano). Caterina e Viola hanno però la fortuna di avere accanto nonna Isotta, con un mondo valoriale completamente diverso da quello della mamma. La nonna, un bel giorno, riesce a coinvolgere Caterina, Viola e l’intera famiglia in un progetto condiviso in cui ciò che conta non è salire sul podio, ma condividere emozioni diverse con le persone che amano di più al mondo.

Un libro per aiutare i genitori a:


• spostare l’attenzione da “Che voto ti ha dato la maestra?” a “Che cosa è successo di bello in classe oggi?”


• non fare classifiche dei più bravi della classe


• non lasciarsi prendere la mano quando incitiamo i figli alla partita di calcio
.

Perché è importante non trasmettere ai figli l’idea che, in tutto quello che fanno, dall’attività educativa a quella sportiva, ciò che conta è solo il risultato. Perché l’infanzia e la preadolescenza sono tempi della vita in cui si può giocare, sbagliare, ricominciare. E non è necessario essere perfetti. Anzi, ai genitori va benissimo anche quando i propri figli sono il numero due, il numero tre o magari anche il numero quattro.

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